ARCHIVIO STORICO
NOTIZIE INEDITE DAL PASSATO

L’anno scorso Don Scaglione, parroco di Ferrania, mi fece conoscere una straordinaria signora, Maura, curatrice dell’archivio storico , con la quale è nata una cara amicizia. Grazie alla sua disponibilità e gentile collaborazione, abbiamo trovato circa 400 documenti che riguardano Saliceto. In particolare un  faldone  ( una diatriba tra i mulini di Ferrania, Fornelli e Saliceto durato dal 1207 al 1575) è stato completamente fotografato ed ora cerchiamo, con l’aiuto di latinisti esperti, di tradurli per poter acquisire informazioni inedite su Saliceto.

pergamene n. (2506) (2507) (2508) (2509) (2510) (2511)
     
Chiedo scusa per i probabili refusi...

Trascrizione dal latino medioevale in latino corrente, impresa davvero ardua, effettuata da Baldassare Molino di Vezza d’Alba, indubbiamente tra i migliori esperti di latino medioevale in Piemonte.
Antiche località di Saliceto da un documento rinvenuto presso l’Abbazia di Ferrania, in cui il priore dell’abbazia dei Fornelli Pietro Del Carretto chiede il reintegro nelle proprietà appartenute un tempo ai frati di San Martino in Saliceto, pertinenze della chiesa di Ferrania, dopo l’occupazione francese che decretò la fine del libero marchesato di Saliceto.
Documento datato 24 gennaio 1450.

Istanza presentata a Filiberto de Vano, balivo in Burgondia (Borgogna), capitano in Lombardia “domini ducis ...Sanridaliensis, huiusque locumtenens in Saliceto”, che accoglie la richiesta del reverendo Pietro del Carretto, priore del monastero di Fornelli “comendatarium redituum et possessionum quos et quas ecclesia Feranie solebat habere in loco et posse Saliceti, de quibus requisivit se misi in possessione et tenuta, vobis Guigoni Goneti de Burgondia potestati dicti loci Saliceti de quibus requisivit se mitti in possessionem et tenutam...” (commendatario dei redditi e dei possedimenti che la chiesa di Ferrania era solita avere nel luogo di Saliceto, requisiti, confiscati e impossessati da Guigoni  Goneti di Borgogna, podestà del luogo di Saliceto).
In seguito all’accoglimento dell’istanza il podestà dà incarico a “Iohannes Stenchia, Iohannes Colla, Gullielmus Brocardus, Odinus Votta, Gervasius Paysani et Antonius Sataninus, omnibus ex senioribus Saliceti..., quatenus vadant super possessionibus et redditibus Ferranie quas et quos noverint fore de iurisdictione Ferranie...” (Giovanni Stenchia “Stenca?”, Giovanni Bozzolasco, Guglielmo Brocardo, Odino Votta, Gervasio Paysani “Pisano?” e Antonio Satanino, tutti appartenenti agli anziani di Saliceto… incaricati di verificare i possedimenti e i redditi di Ferrania, annoverati fuori dalla giurisdizione di Ferrania (probabili pertinenze dell’antico monastero di San Martino di Saliceto).

Ecco l’elenco delle proprietà redatto dai succitati anziani di Saliceto:
-terram laborativam ubi dicitur Locum (la terra lavorativa dove si dice “Luogo”, probabilmente sottintende una parola mancante, al genitivo) confinante con gli eredi del fu Giacomo Harmenadi e nella parte sottostante cum  illi de Votis (con quelli di Votis);
-  terram vineatam altineatam et laborativam (terra coltivata a vigna con alteno e lavorativa) in dicto loco et dicta contrata (nel luogo detto e contrada detta) in Nuxetis: Nuscej, l’attuale Noceto nella mappe catastali, situato a metà collina della Rosa, lato occidentale, a fianco di Sant’Elena verso meridione, dove c’è attualmente il mio cascinotto… Cui choerent ab una parte pro vinea heredes condam Gullielmi et dominus ab. Benedictus Vota a duabus, et Barnabas de Salicetto (confinante nella parte della vigna con il terreno degli eredi del fu Guglielmo, del dominus Benedetto Vota “padre domenicano o benedettino?” poiché non risultano marchesi con questo nomi, proprietario di due terreni, e Barnaba di Saliceto), et ab alia pro terra laborativa Iacobus Manera mediante riana; item aliam terram laborativam in dicto loco cui choeret riana ab via inferius, et Gervasius Paisanus (nella parte dei campi separati dal ruscello con Giacomo Manera e nella parte inferiore del ruscello con Gervasio Paisano)

- item aliam terram laborativam (quindi altra terra lavorativa) in Planis medianis, Cian Suvràn: attualmente Piani Soprani, lato sud del borgo verso San Sebastiano, nel fondovalle… cui choeret via superius, Iohannes Stenga inferius et ab Gandulfus Barberius ab, et Gervasius Paisanus, et Iohannes Richetus. (confinante nella parte superiore con le proprietà di Giovanni Stenga e nella parte inferiore con i poderi di Gandolfo Barberio, Gervasio Paisano e Giovanni Richeto).
- item aliam laborativam in Planis Medianis prope aliam mediante aquale, cui choeret Dominicus Choatius pro uxore Panesii ab vias inferius (quindi altri campi nel Piano Mediano in prossimità dei succitati possedimenti, confinanti con Domenico Coazio tramite la moglie di Panesio nella parte inferiore).


- item aliam terram laborativam (quindi altra terra lavorativa) ad Deleratam (località a me ignota), cui choeret via ab. Gullielmus Bozolascus ab. Gullielmus Brocardus ab (confinante con le proprietà di Guglielmo Bossolasco e Guglielmo Broccardo).
- item aliam terram ad Pratum Grafioni (quindi altra terra al Parto Grafioni, ocalità a me ignota) et in Planis Inferioribus, Cian Sutàn: Piani Inferiori situati sul lato destro del fiume Bormida, un tempo paludosi… cui choeret dominus ab, et superius, et mo.... inferius (i confinanti non sono chiari).
- aliam terram laborativam et prativam (quindi altra terra lavorativa e a prato) in Planis Inferioribus, cui choeret ecclesia Sancti Martini (nei Piani Inferiori confinanti con la chiesa di San Martino) Iohannes Vota ab, via superius (e Giovanni Vota nella parte superiore).


- Item aliam terram prativam in Planis Inferioribus, cui choerent Iohannes Votta superius Et ab. heredes Fabiani Choat..s  ab (quindi altri prati nei Piani Inferiori confinanti con poderi di Giovanni Votta nella parte superior e gli gli eredi di Giovanni Coazio perobabilmente nella parte inferior);
- Item aliam petiam terre laborative in Planis Inferioribus cui choeret Burmida inferius, Agnexia uxor Besa..ie de Levixe superius. (quindi altro appezzamento di lavorativa nei Piani Inferiori confinanti con la Bormida nella parte inferiore, e nella parte superior con i beni di Agnesia moglie di Besa..ie di Levice);
- Item aliam laborativam in dicto loco cui choeret Gullielmus Bozolascus ab, Odo Ferrarius pro uxore (quindi altri campi sempre nei Piani Inferiori confinanti con proprietà di Guglielmo Bossolasco, Oddone Ferrario per contro della moglie).
- Item aliam laborativam et prativam in Planis Inferioribus cui choeret via, et heredes Gu..nerii (quindi altri campi e prati nei Piani Inferiori confinanti con la strada e gli eredi di Gu..nerio)
- Item aliam terram laborativam et prativam ad Insula Podii (quindi altri campi e prati all’Isola di Podio, località a me ignota) cui choerent heredes condam Antonii Nieli inferius, heredes condam Gulielmi Clerici superius et Gatusmus (confinante con gli eredi di fu Antonio Niello nella parte inferiore, gli eredi del fu Guglielmo Clerico nella parte superior e di Gatusmo).



- Item petiam unam terre laborative et afiragnate in posse Salicetti loco ubi dicitur ad Domum Michelis, cui coheret confratria inferius, et Facinus Rubinus, et istam tenet ad fictum Facinus Rubinus pro quarteriis ....tus grani annuatim dicte ecclesie. (quindi una parte di campo e di terra “affiragnate”, ovvero vitigni come sono coltivati ora, pertinenti a Saliceto nel luogo che si dice Casa di Michele, confinante con la confraternita “Confraternita di San Michele?” nella parte inferior, e Facino Rubino e la stessa che tiene in affitto sempre Facino Rubino per un quarto di “una parte” di grano spettante ogni anno a detta chiesa “di San Michele”)
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Item aliam terram plaziatam et laborativam in Benenento, Benvént o Bonvént, Benevento o Buonvento, a metà collina della Rosa verso meridione; (quindi altra terra “a pergolato” e lavorativa in Benenento) cui choerent via inferius, Antonius Oliverius ab. heredes Panesii, et istam tenet ad fictum Iohannes Barberius a dicta ecclesia (confinante nella parte inferiore con Antonio Oliverio erede di Panesio, e queste proprietà in Benevento tiene in affitto Giovanni Barberio da detta chiesa, cioé San Michele?).
- Item aliam terram altineatam et laborativam in Vilaretto, Vilaré? cui chierent via superius, heredes Iacobi Pancerias inferius et heredes Bertoni Armelini; et ista tenet ad fictum a dicta ecclesia dictus Iohannes Barberius (quindi altra terra ad alteno, vigne appese agli alberi, e lavorativa al Vilaretto, confinante nella parte superiore con gli eredi di Giacomo Pancerias e nella parte inferiore con gli eredi di Bertone Armellino, e queste proprietà al Villaretto tiene in affitto per conto di detta  chiesa “San Michele?” il già citato Giovanni Barberio).



- Item aliam terram prativam in Remolino cui choeret via ab, Bornabas ab; et ista tenent ad fictum a dicta ecclesia heredes condam Iacobi Armenadi  (quindi altri prati in località Remolino confinanti con Bornabas e questa proprietà tiene in affitto per detta chiesa gli eredi del fu Giacomo Armenadi).
- aliam terram ad Morum, Mu, lato settentrionale della collina della Rosa; quam similiter tenet ad fictum (altra terra al Mu che similmente è data in affitto.)
- aliam terram in Lignana pro fictu (altra terra a Lignera affittata).
- petiam unam terre boschate supra Rochas Angeriores, cui coherent fines Cingii (Inoltre un bosco sopra le Rocche di Nangjré, in prossimità del confine con Cengio), lungo l’attuale strada provinciale verso la Liguria.
- aliam terram laborativam firagnatam et laborativam ronchatam in loco ubi dicitur in Ronchis, cum quodam tecto intus, cui coherent via inferius et ronchum superius, Bertinus Senterii ac riana ab, et dominus superius ab una parte pro quadam particula quam ibi habet circa starium unum terre (un’altra terra lavorativa con filari di vite e lavorativa arroccata in un luogo che si dice ai Ronchi, dotato anche di un tetto, confinante nella parte inferiore e nelle rocche superiori con Bertino Senterio fino al ruscello, e poi ad un proprietario per una parte estesa per circa uno stario di terra.
- aliam terram ad Insula Vacherarum, cui choerent heredes Gullielmo Bozolaschi ab Dominicus Choatius ab Burmida inferius. (altra terra all’Isola delle Vacche, confinante con gli eredi di Guglielmo Bozzolasco, Domenico Coazio e nella parte inferiore con il fiume Bormida;
- castagnetum unum (un castagneto) ad Maglorium, Majô: Oltrebormida, zona impervia sotto i Catoj, cui coheret riana inferius et rianum ab, et heredes Antonacii inferius (confinante nella parte inferiore con due ruscelli e con gli eredi di Antonaccio)
- aliud castagnetum in Arbareta cui choerent via superius, heredes Benaglii ab et Antonius de Via (un altro castagneto agli Arbarej, confinante nella parte superiore con gli eredi di Benaglio e con Antonio de Via);
- aliud castagnetum ad Fondas cui choerent Gullielmus Senterius ab.... et Dominicus Choatius (un altro castagneto confinante con i beni di Guglielmo Senterio e Domenico Coazio);
- platias duas in Lignario ubi dicitur Valis Ferranie (due appezzamenti a Lignera, nel luogo noto come Valle di Ferrania), tamen non fuerunt supra quia ignorant de confinibus (di cui tuttavia si ignorano i confini).
- Item consignant in Burgo Salicetti ecclesiam Burgi cum parte canonice et terre ortive et cimiterii, cum giardino prout tendunt certi termini ibi fixi (Similmente consegnano nel Borgo di Saliceto la chiesa del Borgo con annessa canonica, orti e i cimiteri, con un giardino delimitato da “termu” infissi sul luogo).
-  item asserunt semper audivisse ab eorum antecessoribus quod molendinus cum aliis edificiis erat et spectabat pro medietate Ferranie et pro alia medietate domino dicti loci (similmente sostengono che sempre si diceva dai loro precedessori che il mulino con altri edifici era e spettava per metà all’abbazia di Ferrania e per l’altra metà al marchese)
- item terram laborativam in Scandoleria, Sckandurére: (quindi campi in Scandoleria, piani dell’Oltrebormida sotto Rovereto, dove c’era il traghetto del fiume con traghettatore) cui choerent heredes Iohannis Galerie ab, et heredes Lionardi Forchi superius et Iohannes Steng... (confinanti nella parte superiore con gli eredi di Giovanni Galerie e gli eredi di Leonardo Forchi, e Giovanni Steng…)  Et istam tenet Gulielmus Brocardus et sibi assignata fuit per spectabilem dominum Francischum pro certis suis salariis (Questa proprietà di Scandoleria tiene Guglielmo Brocardo che gli fu assegnata dal marchese Francesco per certi suoi servigi). Et per contra istam assignare fecit sortes infrascriptas que erant prefati domini Francisci (ma la stessa proprietà fece assegnare con documenti sottoscritti dallo stesso marchese Francesco) primo petiam unam terre laborative in dicto loco et prativam cui choerent heredes Gulielmi Odi et terra superius descripta et aquale; item aliam laborativam in dicto loco, cui choerent aquale ab et rocha, et Gulielmus Brocardus inferius; et istas duas partes tenebat Ramazonus; -itam aliam laborativam in Planis cui choerent via inferius, heredes Michaelis Priaschi ab; itam aliam laborativam in dicto loco, cui choerent heredes Iacobi de Fossatis (un primo pezzo di campo in questo luogo e un prato confinanti di Guglielmo Odi… si tratta, insomma, di una vasta proprietà sotto le rocche gestita da Guglielmo Brocardo per antichi privilegi ma contesa per successivi accordi sottoscritti sempre dallo stesso marchese Francesco con il gestore Guglielmo Brocardo, ma anche con un certo Ramazono per due parti, con gli eredi di Michele Priasco e con gli eredi di Giacomo Fossati). Ma chi era il marchese Francesco? Era il padre del marchese Urbano e, quindi, il nonno di Giorgino, all’epoca signore di Saliceto, Paroldo, Cengio, la Rocchetta di Cengio, Camerana e Gottasecca.
-  item aliam laborativam ad Fornacham, in Loeri cui coherent Gervasius Peysanus et terra Ferranie (quindi altri campi alla Fornace, in Loeri, confinante con i beni di Gervasio Peysano e con terre dell’abbazia di Ferrania: questo dettaglio lascia supporre che l’abbazia possedesse in Saliceto dei beni soggetti alla sua diretta dipendenza e non pertinenti all’antico monastero di San Martino di Lignera);
- item aliam laborativam in dicto loco cui coherent Ferrania ab heredes Iohannis Barberii (quindi nello stesso luogo confinanti con terreni dell’abbazia di Ferrania e degli eredi di Giovanni Barberio;
- item aliam laborativam ad Insulam cui choerent Iohammes Bosolascus ab, heredes Gulielmi Perlaschi et Bertinus Senterius (quindi altri campi alle Isole, il fondovalle aquitrinoso a monte della confluenza nel fiume Bormida del torrente Bergalli, in direzione di Cengio, confinante con Giovanni Bozzolasco, gli eredi di Guglielmo  Perlasco “Pregliasco?” e Bertino Senterio.



Et hec omnia suprascripta consignant predicti Iohannes Stenchia, Iohannes Colla, Gullielmus Brocardus, Odinus Votta, Gervasius Paysani et Antonius Sataninus prefato domino priori prout semper viderunt teneri et possideri nomine Ferranie, et laborasse nomine Ferranie, tamquam possessiones et redditus Ferranie, presente dicto domino potestate; qui dominus potestas, auditis dictis superius nominatis, et consignatis et consignatione predicta eundo super dictis terris, ipsum dominum priorem possuit in corporalem possessionem dictarum terrarum et reddituum ac iurium omnium spectantium dicte ecclesie Ferranie omni modo, iure, via et forma quibus melius potuit de iure, salvo tame iure omnium.  Personis presentibus egregio domino Iohanne de Caretto, dicto castellano, Iacobo Maneria, Henricho Iachello, Iacobo Peisano, Berthelono Stencha... et Iohanne Peysano testibus.  (E tutto quanto sovrascritto consegnano… sono presenti l’egregio Giovanni Del Carretto “figlio del marchese Giorgino Del Carretto detenuto in una torre di Asti?” castellano di Saliceto, e per testimoni, oltre gli anziani che hanno compilato l’elenco: Giacomo Maneria, Enrico Iachello “Giachello?”, Giacomo e Giovanni Peysano: i notabili del paese!)
Segue la formula di rito del notaio: “ Qui dominus potestas causa plene cognita suam et eius offici auctoritatem interposuit pariter et decretum precipiendo prefati rev/dus dominus prior et dominus potestas per me I....... David notarium infrascriptum fieri publicum instrumentum ad dictamen…)

Alcune Considerazioni

Dalla “GUERRA DEL FINALE (1447 - 1452)” di Gian Mario Filelfo, scritta alla fine della guerra, prima della caduta di Costantinopoli in mano turca nel 1453, e dedicata all’ultimo imperatore di Bisanzio affinché l’esempio dei Finalesi che avevano saputo resistere e respingere le soverchianti forze di Genova, potesse essergli di conforto, sostegno e anche insegnamento.
Il marchesato di Saliceto, che Giorgino Del Carretto era riuscito in vario modo a ricomporre con Paroldo e la probabile riaggregazione di Camerana e la Rocchetta di Cengio, si era schierato a fianco di Genova contro il Finalese retto da Galeotto Del Carretto. Con Giorgino si era schierato il cognato Marco Del Carretto, signore di Calizzano, Bardineto e della Rocca Barbena. In tal modo era venuta meno la tradizionale “lega dei Del Carretto”, signori di molti feudi sulla Riviera Ligure di Ponente, nell’Entroterra e sulle Langhe, che fino ad allora, nei secoli, avevano reagito compatti e solidali di fronte a qualsiasi minaccia esterna.
Nelle fasi di questa cruenta guerra il marchese Giorgino aveva inizialmente perso Saliceto, che aveva in seguito riconquistato con l’aiuto di 400 temibili balestrieri fornitigli da Genova. E poiché non correva buon sangue con i suoi sudditi, ribellatisi già dal tempo della precedente guerra del Monferrato, e soprattutto perché i Salicetesi parteggiavano per i Finalesi, Giorgino aveva abbandonato il borgo al saccheggio e agli stupri dei balestrieri genovesi. Dopo la riconquista del borgo, l’ambizioso marchese si era spinto all’assedio del castello di Cengio, fortificato dalla Spinola, signore di Millesimo, parente di Galeotto signore di Finale, senza riuscire a conquistarlo… E sempre durante quell’assedio, aveva anche cercato di catturare il marchese Galeotto in fuga dal castello sovrastante il Finalborgo dopo che era stato espugnato, diretto in Francia. Ma Galeotto del Carretto, informato in tempo, dopo aver frettolosamente lasciato il borgo di Millesimo, aveva evitato di percorrere la strada della Belbizzola, dove Giorgino gli aveva teso un agguato…

Ecco il testo del Filelfo:
“Dopo la morte di Galleotto (in uno scontro navale nella Manica ai danni di navi mercantili anseatiche; Galeotto era entrato al servizio del re di Francia nel quadro delle ultime battaglie della “guerra dei cent’anni” contro gli inglesi) Filiberto de Valdéres, Balivo della Provincia di Borgogna, venne in Italia con molti cavalieri, poiché Giorgino di Saliceto era in contrasto con il Governatore di Asti, dal quale aveva in feudo Saliceto, ed i Francesi erano irritati con lui per la parentela con Marco Del carretto, signore di Calizzano, marito di sua sorella, e poiché sull’esempio di marco anche Giorgino si era staccato da Finale e l’aveva danneggiato. Pertanto Filiberto mosse guerra a Giorgino ed invase il suo Stato con molti cavalieri. Infine i Francesi con mine sotterranee fecero crollare le mura e la torre principale del Castello (ecco svelato quando fu abbattuto il mastio di nord-est, il più possente, soltanto di recente ricostruito in legno come una torre normale) e il castello cadde nelle loro mani. Giorgino con i figli, le figlie e molti che erano con lui furono catturati: undici di loro vennero impiccati dai Francesi e Giorgino fu portato nel carcere di asti dove in seguito morì. Saliceto rimase in possesso del Balivo francese e lo è tutt’oggi (lo rimase fino al 1462 quando fu venduto con Camerana, Paroldo e parte della Rocchetta di Cengio a Finale).
L’assedio di Saliceto costituisce uno dei primi esempi di una nuova tecnica di guerra: l’uso della polvere da sparo collocata in gallerie sotto le mura per espugnare borghi, castelli e città.
In seguito nel 1486 proprio il protonotario della segreteria vaticana Carlo Domenico Del Carretto, che sarebbe diventato arcivescovo nel 1489, marchese di Finale nel 1499 e cardinale nel 1505, consegnerà metà di Camerana, “la Villa”, al marchese di Saluzzo, mettendo fine ad un contenzioso che risaliva proprio all’acquisto del 1462, poiché quel paese vantava diritti sullo “Stato di Saliceto” (documento presso l’Archivio di stato di Torino). Il fatto che a firmare quella spartizione fosse Carlo Domenico Del Carretto e non il fratello minore Alfonso, marchese di Finale, attesta come “lo Stato di Saliceto con Paroldo, Camerana e parte della Rocchetta, un enclave finalese sulle Langhe, costituisse un’entità autonoma soggetta all’autorità di Carlo Domenico Del Carretto: dettaglio importantissimo che spiega la predilezione di tale prelato per Saliceto, finché non esautorò il fratello e s’impossessò dell’intero marchesato di Finale nel 1499. Ecco dunque spiegato il motivo che indusse  Carlo Domenico Del Carretto, ricchissimo abate di una delle più importanti abazie del Nord Italia: San Pietro in Villanova presso Verona, ad attuare un vasto rinnovamento edilizio di Saliceto dopo le devastazioni della guerra precedente e ad abbattere nel borgo la chiesa antica di Santa Maria, per edificarvi la sua chiesa mausoleo di San Lorenzo, ora monumento nazionale rinascimentale.

Relativa al dominio francese di Saliceto è interessante una lettera del podestà di Albenga datata 12 maggio 1451 nella quale si lamenta di un atto di pirateria marittima attuato dal signor d’Arguéres e proprio da Filiberto qui scritto di Vaudriache, balivo del duca di Borgogna. Cos’era successo: i due francesi con i loro cavalieri, da Saliceto si erano spinti a punire Marco signore di Calizzano, alleato di Giorgino, e poi erano scesi alla Riviera occupando La Pietra (Pietra Ligure) da dove avevano scacciato i Genovesi e subito si erano dati alla pirateria ai danni delle navi della Repubblica di Genova. La prima nave che avevano saccheggiato era stata proprio quella sulla quale viaggiava Agostino da Montaldo, cittadino genovese, podestà di Albenga. E proprio questo personaggio veniva preso prigioniero allo scopo di estorcergli un ricco riscatto, portato con un suo famiglio da Filiberto a Saliceto e qui rinchiuso con i ceppi alle tibie, sotto stretta custodia, per quattro mesi continui, nella fortezza di Saliceto, in un carcere “gramissimo” e puzzolento, oscuro ed orribile quasi in fondo ad una torre, trattato nella maniera più ignominiosa e peggiore che si possa immaginare…




In un altro prezioso documento del 16 novembre 1482, tradotto da Giacomo Ballocco, si scopre che Filiberto d’Orleans, è sempre lo stesso Filiberto, aveva reso libero di molti vincoli feudali  i patres familiae salicetesi, e con quell’atto il marchese di Finale Galeotto II, fratello maggiore di Carlo Domenico (morirà giovane l’anno successivo) ristabiliva tutti gli antichi diritti feudali con la sola eccezione di pochissime famiglie, già “libere” prima del 1450, tra le quali i Garello, gli Scazzino, gli Ayrali e illi de Rosa…

Ora, questo documento del 1450, attesta che non soltanto Filiberto d’Orleans o di Vaudriache o de Vano aveva abolito molto gravami feudali ma aveva probabilmente distribuito a molti salicetesi le proprietà marchionali, giacché nell’indicare i confini dei poderi antichi del monastero di San Martino di Lignera, spettanti alla chiesa di Ferrania, non viene mai indicata una sola proprietà del marchese imprigionato ad Asti. Eppure, in un documento del 1562, di centododici anni successivo, dove sono elencati gli affitti pagati ad Alfonso II di Finale, gran parte del paese figura essere nuovamente di proprietà marchionale.

Ci sono due date discordanti:             
Il documento analizzato risulta essere stato redatto il 24 gennaio 1450 mentre il Filelfo asserisce che i Francesi vennero a Saliceto dopo la morto di galeotto Del carretto in Francia, avvenuta alla fine di maggio dello stesso anno. Molto probabilmente la conquista di Saliceto da parte dei Francesi avvenne nell’autunno dell’anno precedente…

Molto interessante la citazione:
(Similmente consegnano nel Borgo di Saliceto la chiesa del Borgo con annessa canonica, orti e i cimiteri, con un giardino delimitato da “termu” infissi sul luogo). L’antica chiesa di Santa Maria aveva dunque la canonica, mentre circa duecento anni dopo la chiesa del borgo risulta sprovvista di canonica, tant’è che i parroci alloggiano in case private e sarà don Grignolo a lasciare il denaro per la costruzione di una nuova canonica… Poi i cimiteri, tra le mura, che dovevano essere più di uno poiché citati al plurale dopo gli orti…

Altrettanto interessanti i vari modi di cultura della vite: ad alteno, appesa ad alberi, com’era comune ai tempi dei Romani, firagnata ovvero con i filari e a pergolato.

Da questa pergamena emergono altre preziose informazioni: nel 1450 restava soltanto più l’Abbazia dei Fornelli, fondata dal marchese Enrico il Guercio sull’antica strada che passando per il Colle di San Giacomo portava ai porti di Noli e Varigotti (quest’ultimo importantissimo fino al 1350, quando fu interrato dai Genovesi, il più importante e riparato nella Riviera Ligure di Ponente: l’antico Porto Lunate dei Romani, di fronte alla Baia dei Saraceni). La più antica abbazia di Ferrania sull’antica Aemilia Scauri che portava a Vado, fondata da Bonifacio del Vasto nel 1087 o 1089, non c’era più, ridotta a chiesa di Ferrania com’è tuttora. Allo stesso modo non c’erano più i frati nel monastero di San Martino di Saliceto, ma restavano i diritti e le proprietà, gestite dal priore dell’abbazia di Fornelli.

Ma l’informazione più importante è un’altra!
Filiberto, occupato Saliceto, aveva attuato un’autentica rivoluzione per l’epoca, allo scopo d’ingraziarsi gli abitanti, abolendo molti gravami fiscali come il fodro, soprattutto rendendo liberi “cittadini” gli abitanti, non più “servi della gleba”, e distribuendo le terre marchionali ai patres familiae salicetesi. L’antico sistema feudale sarà ristabilito con la sentenza del 16 novembre del 1482 (documento preziosissimo tradotto da Ballocco Giacomo), dopo vent’anni di diatribe con il marchese di Finale, che aveva acquistato dai Francesi Saliceto, Paroldo, Camerana e parte della Rocchetta di Cengio, di cui erano proprietari dal 1450 o più probabilmente dal 1449 come “bottino di guerra” strappato all’ultimo marchese di Saliceto: Giorgino Del Carretto, morto in cattività in una torre di Asti.
Saliceto, Camerana, Paroldo e parte della Rocchetta di Cengio costituirono uno “stato nelle Langhe” per più di un secolo, prima con i Francesi di Filiberto Filiberto d’Orleans o di Vaudriache o de Vano, poi con i marchesi di Finale. Unica eccezione la cessione della “Villa di Camerana” con tutte le dipendenze in Val Belbo al marchese di Saluzzo, che all’epoca aveva Dogliani, Bonvicino, Marsaglia, Mombarcaro e vari altri paesi delle Langhe verso il Tanaro.
Il XVI secolo fu particolarmente infausto per Saliceto, con tre date:
1513 il conclave nel quale Carlo Domenico del Carretto vi entrò come papa, designato da Giulio II, che era di Albissola, come suo successore, e vi uscì cardinale. La mancata elevazione al soglio di Pietro di Carlo Domenico impedì a Saliceto, località da lui particolarmente privilegiata, di diventare la Pienza del Nord Italia;
la distruzione di Savona da parte dei Genovesi negli alti anni del secondo decennio di quel secolo, con interramento del porto e diroccamento della magnifica cattedrale romanica. La furia dei Genovesi fu tale che furono colpiti da interdetto dal papa, ma poi andarono a Roma con casse piene d’oro… Savona, libero comune, costituiva all’epoca il principale approdo commerciale dei traffici provenienti dal Monferrato e dal Piemonte, con Saliceto, Cortemilia e Cairo come importanti borghi di transito. Si trattò di un danno enorme per la prosperità di questi paesi.
1583 la proditoria occupazione di Saliceto, nella notte di sant’Andrea, il 30 novembre, da parte di emissari del duca di Savoia, con forte contingente di armati, dopo la morte del marchese Alfonso II Del carretto, senza eredi, senza figli, signore del Finale. Il giovane duca Carlo Emanuele vantava pretestuosi diritti e passò all’azione, occupando nei giorni successivi non soltanto Saliceto ma Paroldo, Murialdo, Perlo, Malpotremo, Massimino: praticamente i possedimenti langhetti del Marchesato di Finale. La lapide posta nella cupola della parrocchiale di San Lorenzo a Saliceto, datata 1583, posta dai fratelli anziani di Alfonso II, pur’essi senza discendenza, attesta la loro reazione di fronte alla brutale aggressione. Lo stesso imperatore del Sacro Romano Impero negò al duca sabaudo il diritto di legittimare quell’occupazione e infeudò dapprima i fratelli di Alfonso II, quelli della succitata lapide con le insegne carrettesche nella cupola: Alexander Del Carretto abbas Bonaecombae (abate di Bonacomba) e Fabbritius De Carretto eques hierosolamytanus comendator mediolanenses (cavaliere di Malta e commendatore dell’Ordine in Milano). Ma non avevano la forza per scacciare i sabaudi! Poi, passato il Finalese alla Spagna, l’imperatore infeudò il re di Spagna. Ancora l’8 settembre del 1621 l’imperatore Ferdinando II infeudava il re di Spagna Filippo IV del Castel Borgo di Finale, del Castelfranco di Finale, delle varie borgate del Finalese a cominciare dal Finalborgo, di Busile (Carcare), metà di Camerana, Paroldo, Murialdo, Massimino, parte della Rocchetta di Cengio, il borgo di Saliceto (unica località, con il Finalborgo, designata come burgus), Calizzano, Osiglia e Bormida. E il re di Spagna venne a prendersi Saliceto e Cengio con un forte esercito partito da Alessandria nel 1629, approfittando della guerra di successione piemontese, alleato peraltro in questa guerra dei fratelli Maurizio e Tommaso. Fu allora che il 23 marzo il generalissimo di Spagna, don Martino d’Aragona, fu colpito da grande distanza da un colpo di moschetto da uccellatore sparato dal castello di Saliceto (probabilmente il Castelvecchio sulla collina della Rosa). Intanto dal 1588 a Saliceto c’erano nuovi marchesi Del Carretto, quelli della casata di Zuccarello: Scipione Del Carretto aveva scambiato con i Savoia i suoi domini liguri (Castelvecchio di Roccabarbena, Castelbianco, Erli e Zuccarello) dopo esserne stato esautorato dai Genovesi con molti ducati d’oro e in cambio di Saliceto, Bagnasco e vari altri piccoli paesi in Val Tanaro… Scambio che generà una guerra tra Piemonte e Liguria, vinta dai Liguri cioè dai Genovesi.
Le reali intenzioni dei duchi di Savoia sulle Alte Langhe si palesarono quando con la pace del Monferrato del 1631, quando anche Alba divenne sabauda, allorché Camerana (riunificata) e Gottasecca passarono sotto il diretto controllo di Torino con la dicitura Alto Monferrato dei Savoia. Fu allora che per volontà del duca l’antica strada Magistra Langarum, che teneva il crinale della Langa di Mezzo (Cortemilia, Bergolo, Levice, Prunetto, Gottasecca, il Baraccone, Montecerchio, Cairo), “l’autostrada già romana e poi medioevale, che collegava Asti e Alba a Vado e a Savona, fu danneggiata al punto da essere ridotta a mulattiera nel territorio di gotta secca, appena acquisito nei domini sabaudi. Per quale motivo? Il duca ambiva ostacolare in ogni modo i commerci con la rivale repubblica di Genova che gli impediva un facile sbocco al mare nella Riviera di Ponente, e intendeva privilegiare i commerci con il suo sbocco al mare di Nizza nonostante si dovesse salire ai 1871 metri del colle di Tenda, invece dei 435 metri del Colle delle Tagliate di Cadibona (all’epoca transitavano annualmente per Cuneo più di 5.000 carri di sale portati a dorso di mulo sul Colle di Tenda che all’epoca si chiamava Colle della Cornia o sul Colle delle Finestre in Alta Val Gesso, metri 2.176). Peraltro era scomparsa anche l’antica Contea di Tenda dei conti Lascaris, che controllava i passi montani e i mulattieri, fagocitata dai famelici Savoia.

A Saliceto, infine, resta sempre un dubbio: quando si parla di castello, quale castello s’intende: il più antico sulla collina della Rosa o quello all’estremità Nord-Ovest del borgo? Che era pur’esso molto antico. Si sa che un castello fu restaurato nel 1615 e che un castello fu raso al suolo fino alle fondamenta dagli Spagnoli dopo l’uccisione di Don Martino d’Aragona il 23 marzo 1629. In quest’ultimo caso non ci sono dubbi: si trattò del Castelvecchio sulla collina della Rosa giacché quello “nel piano” mantiene architetture gotiche e rinascimentali, con pregevoli affreschi.
Un’ultima annotazione.
Quando nel 1588 Scipione Del Carretto della casata di Zuccarello divenne nuove signore di Saliceto, dove stabilì la sua residenza, rischiò una sollevazione popolare poiché intendeva riportare il paese indietro di secoli ripristinando tutti i privilegi feudali (a farlo desistere intervenne lo stesso duca), poi chiese la porta di Savona, situata dietro l’abside di Santa Elisabetta, mantenendo le Porte Galera e Cunea, e svuotò dell’acqua i fossati che circondavano il borgo confluendo nel Confozzo: l’attuale Piazza della Liberazione davanti alla chiesa di Santa Elisabetta. Fu allora il Confozzo divenne una piazza con forno marchionale. Prima dell’introduzione della polvere da sparo e l’invenzione dei cannoni, il borgo e il castello di Saliceto erano considerati inespugnabili per le alte mura e per questi profondi fossati pieni d’acqua che li circondavano. Toccò proprio a Giorgino del Carretto sperimentarne la vulnerabilità causata dalla polvere da sparo!




Il più antico documento su Saliceto attualmente noto è quello del 1333 che cita un altro documento del 30 settembre 1207, più precisamente:
In nomine Domini amen. Anno Domini M.CCC.XXXIII., inditione prima, die XXV octobris. Hoc exemplus sumptum ab autentico scripto manu Alberti notarii sacri palacii anno Domini MCCVII, inditione .X., die dominica que fuit octava exeuntis septembris et exemplatus per me Dominicum Salicetum notarium infrascriptum die predicto XXV octobris, coram domino Francisco
Nel nome del Signore amen. Anno del Signore 1333, indizione prima, giorno 25 di ottobre. Questo documento è una sintesi di un documento autentico scritto dalla mano di Alberto notaio del sacro palazzo nell’anno 1207, decima indizione, giorno di domenica ricorrente all’ottava exeuntis di settembre, 30 settembre, prodotto per me dal notaio Domenico di Saliceto notaio sottoscritto nel giorno succitato del 25 ottobre, in omaggio al marchese Francesco…

(Attualmente più di 700 pergamene antiche sono custodite in foto (grazie a Dario Camoirano) presso il Centro Documentazione dell’Associazione Culturale “LE DUE ROSE”, in minima parte tradotte).
Questo documento, tradotto dal provvidenziale Baldassarre Molino, riguarda due mulini in Saliceto e le decime degli stessi dovuti alla chiesa di Ferrania. Un contenzioso contrapponeva Raimondo “prepositus ecclesiae” di San Pietro di Ferrania al marchese Enrico II, signore di una marca Del Carretto che si estendeva da Finale a Novello sulle Langhe del Barolo, fino al Castello della Volta (l’altra, quella del fratello Oddone, spaziava da Albissola e Varazze fino a Cortemilia, mentre il Carretto e Montecerchio “Munzerziu” dalla ricca gabella restavano in comune). Da notare che in quella grande marca, dalla Riviera di Finale alle Langhe del Barolo, Saliceto costituiva il centro geografico!
Questo il luogo: actum in Saliceto, sub porticu ecclesie Sancte Mariae eiusdem ville (atto redatto in Saliceto sotto il portico della chiesa di Santa Maria della stessa “villa”: villa, non borgo!)
Et ibi teste fuere rogati et vocati Iacobus de Arguello, Vulmanus de Monixilio, Raynerius de Saliceto, Rodulfus de Burgo, Arnaldus Gallera, Mena...chos. (E qui i testi furono convocati sotto giuramento Giacomo di Arguello, Vulmano di Monesiglio, Rainerio di Saliceto, Rodolfo del Borgo, Arnaldo Gallera, Mene…chos)
E adesso?
Che vuol intendere Rodolfo de Burgo? Non certo di Borgo San Dalmazzo che, all’epoca, era il Monastero di San Dalmazzo in Pedona…
Si allude forse al borgo di Saliceto?
E allora la “villa” era sulla collina della Rosa, formata dal Borgo Forte e dal Borgo Vero, e il “borgo” nel fondovalle?
Si tratta dunque della chiesa della quale nulla si sa, se non che sorgeva a fianco del Castelvecchio sul lato di settentrione, verso il Borgo Vero (dove “vero” sta per veterus: antico)?
E se le sante Marie (inclusa la cappella in castello) fossero state addirittura tre?
Domande per ora senza risposta.


La ricerca continua…