LA CHIESA DI SAN LORENZO
Da molto tempo si fanno studi ,ricerche congetture sul significato dei simboli che si trovano fuori e dentro la nostra chiesa.
Tutte queste ricerche hanno avuto eco anche fuori dalle mura del paese e han fatto si che anche i media ora si interessino al nostro caso misterioso.
La trasmissione MISTERI  di Italia1 ci ha dedicato una puntata, il conduttore Marco berry è stato affiancato dal nostro scrittore e ricercatore Giorgio Baietti che con grande competenza ha esposto la storia e i quesiti della chiesa.
LA CHIESA DI S.LORENZO
(UNA CHIESA ESOTERICA E MISTERIOSA)
Riporto parte degli scritti di ricerche e studi sulla chiesa parrocchiale di Guido Araldo pubblicati sul blog del sito “Vento Largo” e nel suo ultimo libro ( I Templari in Piemonte Liguria Nizzardo…tre luoghi magici “l’anello mancante”).


SALICETO: IL MISTERO DI UNA CHIESA ESOTERICA

Prima parte

La chiesa parrocchiale di Saliceto, consacrata a san Lorenzo, in stile rinascimentale, è unica non soltanto sulle Langhe, ma in tutto il Basso Piemonte. E’ infatti il primo, più completo e importante dei quattro gioielli del Rinascimento piemontese che include, la chiesa dell’Assunta di Roccaverano, il duomo di Torino consacrato a San Giovanni e San Sebastiano di Biella. Ad ogni modo San Lorenzo di Saliceto ne è il principale, senz’ombra di dubbio il più importante!
Inequivocabile l’impronta bramantesca, dovuta probabilmente alla possibilità del committente, il marchese e cardinale Carlo Domenico Del Carretto, d’accedere ai progetti di quel grande architetto per l’amicizia che lo legava a papa Giulio II, savonese.
La chiesa, iniziata nei primi anni del XVI secolo, probabilmente sul sito di una precedente chiesa consacrata a Santa Maria  è uno scrigno d’arte; sia per i bassorilievi della facciata, che per le perfette armonie architettoniche e, anche, per l’interno completamene affrescato. Ma, soprattutto, è un misterioso libro aperto, intriso di simboli esoterici!
L’orientamento della chiesa, perfetta nelle proporzioni, è quello tipico Est-Ovest, con la facciata rivolta a Ovest e l’abside collocato a Est. La luce si alza da Est e quindi il fedele che guarda l’altare volge lo sguardo in quella direzione. L’Ovest è il mondo del tramonto (anticamente di morti). mentre le “colonne” sono ornate dai maestri a settentrione, capeggiati dal “primo sorvegliante”, e dagli apprendisti con i compagni a meridione, guidati dal “secondo sorvegliante”. L’accesso al tempio, costituito dalle colonne di Jachin e Boaz, è sormontato da un architrave dai molti simboli, è situato a ponente.
Le armoniose dimensioni architettoniche della chiesa di San Lorenzo derivano dall’esatto “sviluppo del cubo”: il lato rivolto a Est con l’altare, il coro, l’abside ,il transetto che si dispiega nei lati a Nord e a Sud; quindi la navata corrispondente al lato di meridione, doppio rispetto agli altri per lo sviluppo del lato situato sulla sommità del cubo. In tal modo veniva realizzata la perfetta croce latina del pavimento.
Il cubo centrale sorregge la cupola semisferica, simbolo della perfezione divina e, anche, della cupola celeste. Nel tamburo, anch’esso circolare, sono collocate le quattro finestre dalle quali la voce del sacerdote, emissario di Dio, esce per espandersi sul mondo: quattro come gli apostoli, peraltro raffigurati con i loro simboli (il bue per san Luca, l’angelo per san Matteo, il leone per san Marco e l’aquila per Giovanni), raffigurati nei pennacchi triangolari concavi che collegano le colonne al tamburo.
La facciata è caratterizzata da una ricchezza di particolari non riscontrabile nelle altre chiese rinascimentali piemontesi.
Le figure riprodotte sono desunte, secondo gli schemi tipici del rinascimento, dall’antica civiltà classica.
Purtroppo, trattandosi di pietra arenaria inevitabilmente friabile, questa straordinaria opera scultorea si presenta alquanto degradata. Vi abbondano animali simbolici come la tartaruga, che presenta una croce greca in rilievo sul guscio la rese l’animale simbolo per eccellenza giacché rappresenta con grande esemplarità le due nature del Cristo: divina e umana. La tartaruga, inoltre, rappresentava “la forza nascosta”. Similmente alla salamandra, si credeva che la tartaruga fosse un animale ignifugo, in grado di contrastare il fuoco, anche quello infernale. Era inoltre un simbolo di fertilità, per le molte uova che deponeva.
Un simbolo desueto è la rana alata, che significa rinascita rinnovamento ma diversamente dall’araba fenice, adottata come simbolo di resurrezione dal cristianesimo; la rana alata, fu abbandonata e, anzi, acquisì una valenza negativa e divenne simbolo dell’eresia, persino del diavolo, per la sua abitudine di sguazzare nel fango e per il suo fastidioso e insistente gracidare. Soltanto tardivamente, a partire dal XIX secolo, il simbolo della rana fu riabilitato. E qui sorge la prima domanda: che ci fa la rana alata sulla facciata di una chiesa cinquecentesca? Quale nascosta eresia è custodita tra quelle sacre mura? Forse la chiesa è, in realtà, un mausoleo?
Desueti per una facciata della chiesa sono anche i cavalli alati che, per giunta, avvolgono con le loro lunghe code una rosa di bosco la quale, a sua volta, custodisce al proprio interno una maschera che pare affiorare dal più profondo medioevo, quasi a evidenziare una continuità mai interrotta.
Le rose abbondano sulla facciata della chiesa!
Sulle lesene a sinistra ci sono, ad esempio, due fiori (rose?) alquanto emblematici, inequivocabilmente simboli alchemici esoterici di difficile interpretazione: una grande “rosa” a cinque petali e una piccola “rosa” a quattro petali inserita in cerchi concentrici (i cerchi della conoscenza e, anche, i cerchi degli iniziati: dapprima apprendisti, poi compagni d’arte e quindi maestri).
Anticamente le rose erano simbolo di purezza e, anche, antico stemma dei marchesi del Vasto, discendenti da Aleramo. Non esiste altro fiore più impregnato di simboli! Mentre per i Templari “non c’era rosa senza spina” e ogni loro commenda si articolava in una “rosa” e in una “spina”. Ecco palesi i significati della “collina della Rosa” a Saliceto e della “Spinetta” a Cuneo!
La prima, con il castello sulla collina, costituiva la loro “casa madre”, il centro “operativo” collegato probabilmente alla “spina” del Parasacco.
La seconda, dove sussiste ancora la località della “Torre dei Frati”, la “spina” collegata alla “rosa” in città, con annesso l’antico “hospitale” per i pellegrini della Santa Croce, nome rimasto all’attuale ospedale, tra i migliori in Italia. A Cuneo è noto un sotterraneo che, passando sotto il greto del fiume Gesso, collegherebbe la “spina” alla “rosa”. I Templari, esperti di esoterismo, elogiavano nei loro riti “la rosa del Libano, circondata da spine”! In seguito la sovrapposizione di una spina a forma di croce su una rosa generò il simbolo del più misterioso gruppo esoterico nella storia europea: i Rosacroce! La simbologia della rosa traslò, infatti, dai Templari ai Rosacroce e poi da questi ai Massoni.
A sua volta la torcia, anch’essa presente sulla facciata della chiesa, alluce alla luce nella notte: la luce che indica la via, che rischiara le tenebre sospese sul mondo e che conduce l’uomo verso la salvezza. La luce della torcia palesa un notevole simbolismo esoterico giacché è la tipica luce degli iniziati. E’ la luce della conoscenza che apre un varco nelle tenebre. Non a caso l’illuminazione nelle tenebre è tipica di tutte le dottrine iniziatiche. Nel cristianesimo c’è una festa antica che rievoca la luce della torcia: è la Candelora, il 2 di febbraio; una festa che si sovrappose a una festa ancora più antica, i Lupercali. Non a caso il massone è colui che cerca la luce nelle tenebre e ancora, non a caso, ogni volte che sono alzate le colonne di una nuova Loggia viene portata la luce.
La presenza della torcia, peraltro sotto la luce del sole nella facciata di una chiesa rinascimentale, non è casuale!
Il delfino è un simbolo antichissimo: sono i traghettatori delle anime dei morti nelle “isole dei Beati”. Suppongo che in questo senso debba essere interpretata la presenza del Delfino sulla facciata della chiesa di Saliceto, che assume sempre di più le caratteristiche di un mausoleo o di un concentrato di conoscenze esoteriche.
L’aquila, il re degli uccelli, in bella evidenza sul portale della chiesa, è il simbolo per eccellenza della maestà imperiale, che anticamente attestava la potenza di Roma.
Nell’iconografia cristiana l’aquila si ricoprì di una forte simbologia positiva come la forza, la perspicacia, la natura maestosa se non divina, fino a essere identificata in Cristo risorto.
L’aquila è soprattutto il simbolo di Giovanni, il più esoterico dei quattro evangelisti. Il suo vangelo inizia con una frase misteriosa: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.” E non a caso sulle are poste al centro dei templi massonici il libro sacro è aperto su questa pagina!

Oh sì, nella chiesa di Saliceto c’è molto di più di quanto le apparenze lasciano trasparire!
Ovviamente non può mancare l’uccello noto come “araba fenice”, dalla forma di airone che alla morte si chiude in un nido profumato di mirra dove prende fuoco, per poi rigenerarsi dopo tre giorni dalle sue stesse ceneri: inequivocabile simbolo di Resurrezione.
L’origine della parola è greca: rosso, ovvero fuoco; ma il culto dell’airone di fuoco è antichissimo e risale all’Egitto, dove si diceva apparisse ogni cinquecento anni . Nulla era più pertinente, in un mausoleo, di un’araba fenice!


Altri simboli mitologici chiaramente identificabili sulla facciata dalla chiesa sono le sirene che, perduta l’antica valenza negativa acquisirono nel Medioevo significati positivi. Il loro canto accoglieva i beati sulla soglia del Paradiso al cospetto dell’arcangelo Michele, implacabile nel compito di pesare le anime.
Come pure le cornucopie, motivi ornamentali tipici del Rinascimento, desunte dalla classicità greca e romana: inequivocabili simboli benaugurali di benessere, ricchezza, fertilità e felicità.

E poteva mancare la conchiglia? Il simbolo per eccellenza del pellegrinaggio! La presenza di questo simbolo attesta come Saliceto si trovasse lungo un “cammino iacopeo” verso il lontano santuario di Compostela, nella Galizia dove si credeva finisse il mondo a Occidente. Ad ogni modo, la conchiglia fu adottata anche dai pellegrini che percorrevano le vie “Romee” in direzione di Roma, ed è noto che numerosi di loro lasciavano la Via Francigena ad Asti per dirigersi verso i porti d’imbarco di Savona, Noli, Finale percorrendo la “Via Maestra delle Langhe”.

Seconda parte

Tre simboli rendono inequivocabilmente esoterica la chiesa di San Lorenzo in Saliceto!

Ermete Trismegisto sul portale d’accesso sia a destra che a sinistra, che in passato (rarissimamente) era raffigurato con tre teste giacché tre volte grandissimo; di cui quella centrale simboleggiante la saggezza, mentre le altre due raffigurerebbero la sapienza essoterica e la sapienza esoterica.
Non caso Ermete Trismegisto, personaggio leggendario, più volte identificato con divinità, è considerato il padre dell’esoterismo: il più antico tra i filosofi, l’iniziatore del filo segreto di Hiram! Un autore leggendario al quale la cultura antica, medioevale e rinascimentale attribuì la paternità di una serie di scritti noti come “scritti ermetici”, riservati esclusivamente a iniziati.

Giordano Bruno lo riteneva espressione della massima sapienza antica. Nei suoi insegnamenti si fondono tradizioni gnostiche, platoniche e anche giudaiche, alle quali si assommano regole pratiche e morali, accompagnate da tecniche iniziatiche di derivazione alchimistica.
Per alcuni, invece, si tratterebbe del Giano trifronte, più correttamente “triforme”, derivazione del Giano bifronte pagano, con una faccia rivolta al passato e l’altra al futuro.
Tesi confutabile per due motivi.
Primo motivo: il classico Giano bifronte è rappresentato in maniera vistosa nella facciata della chiesa, in cima a una lesena, quasi a fare contrappunto al Bafometto!
Secondo motivo: non risultano raffigurazioni documentate di Giano trifronte!
Si tratta di una eccezionale raffigurazione di Ermete Trismegisto, forse unica in tutta l’Europa Occidentale .Nella tradizione antica Ermete Trismegisto, massimo sapiente tanto di astronomia quanto di astrologia, è indicato anche come l’inventore dell’epatta (il sistema di conteggiare i giorni della luna). In tal caso le tre facce scandirebbero le fasi lunari. Indubbiamente il simbolo esoterico più idoneo a indicare l’eterno fluire dell’universo e della civiltà. Questa raffigurazione dell’iniziatore del sapere segreto non allude soltanto al fluire del tempo, ma simboleggia le tre età dell’uomo.
Una raffigurazione straordinariamente insolita sulle soglie di una chiesa che esorta: “Facite Bona” e “Timete Deum”!

I 22 grandi cerchi pieni all’esterno della chiesa, alla base delle lesene, con altrettanti cerchi all’interno della chiesa, alla base dei pilastri nella navata centrale (10) e delle lesene nel transetto e nell’area dell’altare (12 come gli Apostoli). I quattro cerchi più piccoli situati alla base del portale dovrebbero invece rappresentare gli Evangelisti, che furono la base portante della chiesa e di tutta la cristianità.
22 grandi cerchi!
Ventidue! Il numero esoterico per eccellenza!
22 le lettere della Cabala.
22 i capitoli dell’Apocalisse.
22 i libri del Vangelo di San Giovanni.
E, se si vuole, 22 gli arcani maggiori dei Tarocchi
Secondo la filosofia platonica il cerchio è la forma geometrica perfetta. Circolare era il mitico tempio di Apollo (un riferimento storico a Stonehenge in Inghilterra) e circolare, secondo Platone, era la grande isola di Atlantide. Fin dall’età più antica il cerchio divenne la forma ideale per rappresentare Dio, senza inizio né fine: l’eternità. Opposto al quadrato, che indica il mondo terreno, il quale ha con il cerchio soltanto quattro punti di contatto: l’acqua, la terra, l’aria e il fuoco. Il cerchio è la figura geometrica più idonea per rappresentare la ciclicità della vita e il rincorrersi senza fine delle stagioni, con il loro alienarsi di nascita, morte e rinascita. E’ infine simbolo di sacralità, come si evince dalle stesse aureole.

Il Bafometto!

Dove?
Sulla facciata, in bella evidenza in alto, sull’estrema lesena nel lato destro!
Niente che alluda al Bofometto in Francia, niente in Germania, niente in Italia, niente in Inghilterra dove le tracce dei Templari sono state accuratamente cancellate per la “damnatio memoria” voluta dai pontefici di Avignone, al soldo dei re di Francia.
A questo punto una domanda sgorga immediata: ma ci fa il Bafometto nella facciata di una chiesa costruita duecento anni dopo la scomparsa dei Templari? Proprio non dovrebbe esserci! Chi lo ha messo? Non era un’entità demoniaca adorata dai cavalieri dai bianchi mantelli? Un’entità blasfema, proibita? Così avevano inequivocabilmente appurato all’inizio del XIV secolo gli inquisitori dai neri mantelli: i Domenicani! E allora? Due secoli dopo…
Il Bafometto era inteso anche come un guardiano: colui che vigila e protegge. Cosa c’è da proteggere nella chiesa di Saliceto?
Domande che alludono a un’unica risposta: la persistenza sotterranea di conoscenze esoteriche templari nei secoli successivi alla loro scomparsa, mantenuta viva da corporazioni di Onesti Compagni, grandi costruttori di verticali cattedrali, “andati in sonno” dopo il tracollo dell’Ordine del Tempio e non scomparsi.
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Il Bafometto di Saliceto ne è una testimonianza straordinaria, rarissima, se non unica; addirittura palese e sfacciata: una tradizione gnostica ed esoterica che si protrae nei secoli!
Ma chi era o cosa era il Bafometto?
Si è scritto di tutto sul suo conto!
Il Baphômet affiora improvvisamente negli interrogatori del Tribunale della Santa Inquisizione negli anni tra il 1304 e il 1314 dove, tra i capi d’imputazione a carico dei Templari, figura la presunta adorazione della testa di un idolo satanico dai lunghi baffi, denominato appunto Baphômet. Si trattò di un capo d’accusa gravissimo, poiché si trattava d’idolatria!
La caratteristica principale del Bafometto, da cui il nome, erano i baffi lunghissimi. L’aggiunta di zampe di caprone o di rospo potrebbe essere successiva, al fine di attribuire al Bafometto sembianze demoniache, poiché tali zampe erano attributi di Satana.
Apparve e subito scomparve; ma tanto bastò a convincere non solo i padri inquisitori, ma lo stesso papa Clemente V che i Templari avessero deviato, abbandonando il solco dell’ortodossia di Santa Romana Chiesa!
Nel 1415 Margherita di Charny, discendente di Goffredo, si riappropriò della Sacra Sindone generando un lungo contenzioso con i canonici, e molti anni dopo, nel 1453, lo vendette ai duchi sabaudi. Tutto questo attesterebbe il possesso della Santa Sindone da parte dei Templari fino al momento del tracollo dell’ordine cavalleresco e di una loro adorazione dell’effige, riprodotta in statue di legno, diffuse in tutte le commende templari.
Molto probabilmente il Bafometto è Hiram il sapiente: l’architetto che costruì il tempio di Gerusalemme ai tempi di re Salomone, custode della “parola di passo”, il Verbo
Il Bafometto è simbolo di ricerca, senza illusioni di verità rivelate; l’eremita dei Tarocchi, il filosofo con il lanternino sotto la luce del sole nell’agorà di Atene: è colui che sa di non sapere e nel crepuscolo, viaggiando verso Oriente, avvista l’albero di acacia dove sono deposti una squadra e un compasso…
Perché una simile convinzione?
Nelle cattedrali gotiche protese al cielo l’effige del Baphômet si trovava alla base di pilastri “a fascio” portanti l’intera architettura, quasi un marchio di fabbrica del “figli di Salomone” che le costruirono: i franchi muratori (francs-maçons) protetti e finanziariamente sostenuti dai Templari. Sicuramente non è un caso se centinaia di imponenti cattedrali gotiche salirono svettanti verso il cielo nei due secoli di storia templare, per poi cessare di colpo con la fine di quell’ordine cavalleresco. Il “bafometto” era una presenza quasi insignificante, eppure illuminante. Non si raffigura sulla facciata di una chiesa, peraltro in maniera plateale, la grande effige di un Bafometto senza l’autorizzazione del committente!
Ermete Trismegisto può passare inosservato… Anche i grandi cerchi, in numero di ventidue. Ma il Bafometto no!
Il Bafometto no, in una chiesa dove il committente ha disseminato il suo stemma nobiliare sormontato dal cappello cardinalizio e poi, come se non bastassero tante indicazioni, ha voluto che il suo nome fosse scalpellato a grandi lettere sull’architrave del portale di accesso: CAROLUS DE CARETTO CARD(INALE) DE FINARIO. E, inoltre, ha preteso che il suo stemma spiccasse in bella evidenza sulla facciata della chiesa!
Come pure all’interno della chiesa (sull’architrave della sacrestia è sormontato dall’aquila imperiale).
Il Bafometto
Il suo stemma spicca anche alla sommità di un arco gotico nella casa nota ancora oggi come la “dimora del cardinale”.
Chi era Carlo del Carretto, marchese di Finale e cardinale di santa Romana Ecclesia? Indubbiamente un uomo tra i più influenti in Europa all’inizio del XVI secolo. Fu designato come successore dal suo grande amico papa Giulio II, quasi un compaesano poiché originario di Savona. Purtroppo la sua ascesa sul soglio di Pietro fu duramente osteggiata dall’imperatore del Sacro Romano Impero, poiché notoriamente troppo vicino al re di Francia Luigi XII, amico personale di Carlo Del Carretto.

Stemma di Carlo Domenico Del Carretto sulla facciata della chiesa di san Lorenzo
In quegli anni la casata dei marchesi Del Carretto di Finale aveva mutato completamente le alleanze politiche dopo l’invasione del marchesato di Finale da parte della Repubblica di Genova. Si era trattato di tre anni di guerra spietata tra il 1447 e il 1450, conclusasi positivamente per i marchesi con il decisivo aiuto della Francia che ambiva estendere la sua egemonia nella confinante Italia Settentrionale partendo dalla contea di Asti in suo possesso.
Oh sì: quei tempi i marchesi Del Carretto di Finale erano fedelissimi all’imperatore, ma andavano a braccetto con il re di Francia, suo naturale nemico.

Esemplare la storia di Carlo Domenico Del Carretto!
Nato a Finale nel 1454, figlio terzogenito del marchese Giovanni e della genovese Viscontina Adorno, fu avviato giovanissimo alla carriera ecclesiastica e ben presto si trasferì a Roma su richiesta del cardinale Giuliano della Rovere, savonese, il futuro papa Giulio II. A Roma gli fu assegnata la carica di protonotario apostolico, senza che avesse preso i voti.
Alla morte del fratello Biagio Galeotto, noto come Galeotto II, iniziò il contenzioso con l’altro fratello, minore, Alfonso, per il controllo del marchesato di Finale. Correva l’anno 1483. Carlo Domenico già allora godeva del pieno appoggio del re di Francia, all’epoca Luigi IX, e ovviamente del papa; ma fu costretto a mettersi in disparte di fronte alle pesanti ingerenze di Ludovico il Moro, duca di Milano, schierato a fianco di Alfonso, e per le suppliche della madre, timorosa di un conflitto aperto tra i due fratelli.
In quei giorni il nuovo marchese disponeva d’importanti prebende ecclesiastiche. Un simile afflusso di denaro gli consentì la realizzazione d’innumerevoli opere architettoniche, degne di un grande mecenate. Non soltanto Saliceto beneficiò di tanta munificenza, ma anche Finale. Appena rientrato a Roma Carlo Domenico, nonostante il disappunto di molti prelati, fu nominato cardinale-prete di San Vito e Modesto: non soltanto marchese e signore di molte abbazie, ma anche cardinale!L’amicizia con Luigi XII gli valse la nomina a pari di Francia e ad arcivescovo metropolita di Reims. Alla morte di Giulio II Carlo Domenico Del Carretto entrò in conclave con notevoli speranze di diventare papa. Ma così non fu.

Terza e ultima parte


Durante la reggenza del marchesato di Finale, Carlo Domenico Del Carretto dimostrò una particolare predilezione per Saliceto: borgo che rinnovò con nuove case e soprattutto con una nuova chiesa, l’attuale parrocchiale di San Lorenzo, mirabile esempio di arte rinascimentale.
Per quale motivo?
Per rafforzare la presenza della sua casata in Val Bormida o perché Saliceto aveva un valore particolare e nascondeva qualcosa di straordinario?
Non a caso vi tenne una lussuosa residenza adiacente al castello: residenza che esiste tuttora, palesemente una torre dimezzata. Perché una residenza quando il marchese - cardinale aveva a disposizione il castello? Probabilmente risale proprio a quel periodo la trasformazione del maniero da possente fortezza goticheggiante (come si evince sul lato di ponente) in una fastosa dimora rinascimentale, con elegante loggiato.
Ad ogni modo la domanda persiste e si tratta di qualcosa di più di una domanda: perché Carlo Domenico Del Carretto, marchese e cardinale, volle il Bafometto, Ermete Trismegisto e altri simboli esoterici nella chiesa da lui fatta costruire? Si considerava un erede dei Templari? Era forse il gran maestro segreto dei Templari “in sonno”? Sicuramente deteneva gnostiche conoscenze derivanti dalla frequentazione di corti papali di straordinaria qualità intellettuale come quelle rinascimentali.
Carlo Domenico Del Carretto era un cavaliere rosacroce?
Sulla misteriosa società segreta dei Rosacroce molto è stato detto, molto è stato scritto e poco, pochissimo si sa. Fu una leggendaria “società segreta”, più precisamente “la Società dei Rosa Croce”, di cui non si conoscono le origini, che la storiografia più accredita tende a far risalire al XIV secolo, conseguente alla persecuzione dei Templari. Proprio per questo motivo, per non incappare nelle ire della Santa Inquisizione, i “Rosacroce” costituirono un “ordine” non soltanto segreto, ma segretissimo, del quale si venne a conoscenza in maniera molto vaga e frammentaria nel XVII secolo. Val la pena di ricordare due leggende sull’origine della “Società dei Rosa Croce”. La prima leggenda la vorrebbe istituita nell’anno 1407 da un certo Christian Rosenkreuz, vissuto più di cent’anni tra il 1378 e il 1484, al ritorno da un pellegrinaggio a Gerusalemme dove aveva appreso straordinarie “verità occulte”. L’altra leggenda vuole l’ordine molto più antico, risalente nientedimeno che a 13 anni dopo la crocefissione di Gesù, nel 46, e ne attribuisce l’origine a un filosofo greco di Alessandria di nome Ormus, convertito da San Marco. Questo filosofo avrebbe coniugato la filosofia neoplatonica, nota anche come gnosi alessandrina, con il messaggio cristiano, la cabala ebraica e i misteri egizi: una triangolazione della sapienza - conoscenza. L’ultrasegreta “Società dei Rosa Croce” era costituita da pochissimi iniziati che ricorrevano a simbologie alchemiche per trasmettersi messaggi comprensibili soltanto agli iniziati. Tale fu la segretezza che i tentativi di violarla si rivelarono vani. Il primo manoscritto che ne attesta l’esistenza risale al 1610 dove si propugnava un rinnovamento della civiltà europea tramite una maturazione interiore e mistica. Ma il testo principale, fu il libro “Le nozze chimiche di Cristiano Rosa Croce" del 1616. Fu quest’ultimo libro a indurre medici, astronomi-astrologi, teosofi e alchimisti a riunirsi in confraternite segrete in Francia, Inghilterra, Austria, Paesi Bassi in misura molto minore in Italia Settentrionale.
Molti nomi famosi sono associati ai Rosacroce, a cominciare da Raimondo Lullo (1235- 1315) coevo ai Templari e che scrisse sul loro conto “quei cavalieri erano a conoscenza di segreti tali da affondare il vascello di San Pietro”, Leonardo da Vinci (1452-1519), Paracelso (1493-1541), Nostradamus (1503-1566), Michele Serveto, bruciato a Ginevra da Calvino (1511-1553), Luis de Camões (1524-1580), Giordano Bruno (1548-1600), Francis Bacon (1561-1626), Shakespeare (1564-1616), Galileo Galilei (1564-1642), Michael Maier (1568-1622), Robert Fludd (1574-1637) autore del “Trattato apologetico”, Comenius (1592-1670), Descartes (1596-1650), il grande filosofo Baruc Spinoza (1632 -1677) - Isaac Newton (1642-1727), Leibniz (1646-1716)… e poi, massoni rosacrociani, furono Johan Sebastian Bach (1685-1750); Gothe (1749-1832), Mozart (1756-1791), la cui opera “il flauto magico” è interpretata come un'allusione appena velata ai riti iniziatici dell'ordine, quindi Beethoven (1770-1827), Victor Hugo (1802-1885)…
Che il cardinale Carlo Domenico Del Carretto debba essere aggiunto a questa illustre compagnia?
A questo punto è opportuno ricordare che il cardinale-marchese Carlo Domenico Del Carretto e il grande artista Leonardo da Vinci erano coevi: il primo nato a Finale nel 1454 e morto a Roma il 15 agosto 1514; il secondo nato a Vinci il 15 aprile 1452 e morto nel castello di Amboise il 2 maggio 1519. Sicuramente il cardinale finalese e il grande artista s’incontrarono e frequentarono.
Oltre la rosa e la croce  un simbolo tenuto in grande considerazione da questa “società degli illuminati” pare che fosse proprio il pellicano, che non a caso appare in bella evidenza sulla facciata della nostra chiesa esoterica!
Il pellicano è un simbolo cristiano antichissimo, giacché era convinzione diffusa che si lacerasse il petto per nutrire i figli con le sue stesse carni, e pertanto, perfetto simbolo eucaristico. Ma il pellicano è anche il beccuccio usato in alchimia per una perfetta distillazione e gli si addice l’allegoria della “pietra filosofare” in grado di trasformare il piombo in oro, come pure il sasso grezzo in pietra perfettamente squadrata. Simbolo, per antonomasia, dell’aspirazione alla purificazione e del lavoro dei “Francs-Maçons”.

A Saliceto sussiste inoltre la straordinaria traccia della presenza di una loggia di “onesti compagnons”: i costruttori delle cattedrali gotiche noti come i “figli di Salomone” e, anche, come i “Francs-Maçons, che “andarono in sonno” con la traumatica scomparsa dei Templari ma continuarono a operare segretamente con il nome di “onesti compagni”, soprattutto in Francia. Dai quali, secondo molti storici, sarebbe derivata in seguito la Massoneria.
In una casa del centro storico è stata recentemente scoperta, sulla facciata esterna, un’antica insegna che riproduce un paiolo con lo stemma dei marchesi Del Carretto (cinque bande rosse trasversali su campo dorato) affiancato da due martelli (i maglietti del primo e secondo sorvegliante affinché il lavoro sia “giusto e perfetto”?). E, a ben guardare, il manico del paiolo è palesemente una squadra! E poi i martelli… erano simboli di maestria, strumenti nelle mani del maestro della Loggia e dei due sorveglianti. E’ anche lo strumento con cui ogni nuovo iniziato, l’apprendista, colpisce la pietra grezza con l’intento di elaborarla in pietra squadrata, da utilizzare nella costruzione perfetta del tempio. Peraltro i due martelli sono rivolti verso l’alto, a simboleggiare un lavoro di rifinitura: la pietra grezza è stata sgrossata! Interessante, poi, il dettaglio che la parte scolpita della pietra era rivolta all’interno del muro: quindi era stata nascosta! E soltanto per puro caso, durante i lavori di ristrutturazione, è venuta alla luce.
Stemma sull'architrave della casa del cardinale
Si tratta inequivocabilmente dell’insegna di un’antica corporazione di carpentieri e muratori, protomassonica, che godeva la protezione dei marchesi, al punto da riportarne lo stemma. Probabilmente i mastri carpentieri che innalzarono la facciata dell’esoterica chiesa di San Lorenzo. Maestri d’arco chiamati da cardinale - marchese Carlo Domenico Del Carretto? Probabilmente alcuni di questi francs-maçons rimasero a Saliceto, dove si sposarono ed ebbero famiglia. Da questi mastri carpentieri deriverebbe infatti il cognome Massone o Mazzone, ancora oggi molto diffuso a Saliceto e risalente proprio a quell’epoca!
Ancora in anni recenti parti di questa casa e di case adiacenti, costituenti il nucleo originario del borgo di Saliceto nel fondovalle, probabilmente un antichissimo ricetto, erano pertinenze del castello come documentato da visure catastali.
Pertanto è un’ipotesi altamente probabile che vi alloggiassero i mastri carpentieri incaricati della costruzione della parrocchiale di San Lorenzo!
Ma c’è di più!
Questa pietra a un certo punto è stata nascosta! Il lato scolpito è stato rivolto all’interno, occultato, e soltanto per puro caso, durante una recente ristrutturazione, è stato riportato alla luce. Quando e perché e stata nascosta? E ci sono altri simboli esoterici nascosti a Saliceto?
E, soprattutto, perché a Saliceto?
Un paesino sperduto in Valle Bormida, periferico rispetto alla capitale dello stato, Finale, situato sui suoi confini settentrionali!
E’ mia convinzione che Carlo Del Carretto, cardinale e marchese, abbia concepito la chiesa di San Lorenzo, da lui voluta e costruita, come il suo mausoleo. E vennero, per realizzarla, maestranze speciali: gli onesti Compagnons (muratori sgravati di tasse) che “andarono in sonno” e si misero i cappucci dopo la grande persecuzione contro i Templari. Sotto il pavimento della chiesa ci sono tuttora sacelli adibiti a sepolture antiche. E se il Bafometto fosse stato posto sulla facciata a protezione di qualcosa di estremamente prezioso custodito all’interno della chiesa?
Che cosa? Un oggetto?
Poteva mancare un ultimo simbolo enigmatico sul portale? Un calice sormontato dal volto di un putto alato!
Il santo Graal?
Si trova a Saliceto?
Il Bafometto è il suo custode? Domanda illuminante! Non mi stupirei di tanto, in un paese magico come Saliceto.
In tal caso dove lo ha trovato o chi lo ha consegnato al cardinale - marchese Carlo Domenico Del Carretto?
Una cosa è certa: non esiste una chiesa con analoghi simboli esoterici! Addirittura il Bafometto ed Ermete Trismegisto sulla facciata, accompagnati da simboli rosacrociani e dallo stesso calice del Graal!
Per tutti questi motivi la parrocchiale di San Lorenzo è una chiesa straordinaria. Il cardinale, dotto gnostico presso la corte papale, la volle impregnata di simboli esoterici e, soprattutto, essendo anche un grande magnate com’era usanza dell’epoca, la pretese scrigno di bellezza artistica.

Come già accennato, la chiesa di San Lorenzo è totalmente affrescata. Nella navata centrale trionfa la storia del martire che perì su una graticola, fino al trionfo celeste nella cupola.
Oltre gli affreschi, vi sono anche pregevoli tele, tra le quali un grande dipinto barocco che ha per oggetto Sant’Agostino e che costò, all’epoca, 140 Ducati d’oro.Tra queste rappresentazioni sacre ve ne sono due che inducono a riflettere.
Se l’affresco in alto a destra nel transetto rappresenta la Madonna con il Bambin Gesù quale “signora degli eserciti”, che interviene a sostegno della flotta cristiana durante la battaglia di Lepanto contro i Turchi la grande tela nell’abside settentrionale del transetto induce a una riflessione peculiare.
Questa grande tela, di difficile datazione, rappresenta la Madonna con Gesù Bambino sulle ginocchia nell’atto di sovrintendere la liberazione dalle fiamme del purgatorio di due anime, soccorse da altrettanti angeli. E’ il trionfo del “Salve Regina” di San Bernardo di Chiaravalle, ispiratore tanto dei Cistercensi quanto dei Templari. In questa tela, infatti, la madre di Dio si configura non come “colei che intercede presso il Padre celeste”, ma come quarta persona della Trinità che interviene direttamente. L’altro affresco, sempre nel transetto, posto sopra la porta d’accesso al campanile, raffigura l’ultima cena con luci e chiaroscuri di chiara ispirazione caravaggesca. E’ Giuda, in questo affresco, a indurre a riflettere: l’apostolo traditore volta le spalle al signore; non partecipa al santo rito della consacrazione eucaristica. Ma non è brutto, gozzuto, sgraziato come lo pretende la tradizione; bensì bello, aggraziato, giovane, riflessivo come un filosofo antico. A questo punto ancora una domanda affiora: che il committente fosse a conoscenza del “Vangelo di Giuda”, il vangelo dei Catari? Secondo questo Vangelo Giuda non è l’infame, il traditore per eccellenza; ma il discepolo più fidato del Messia: l’apostolo prediletto che con il tradimento rese possibile la Passione e la Resurrezione; che sacrificò se stesso per l’eternità, al quale non sarà mai rivolta una preghiera. Secondo questo Vangelo, considerato il più apocrifo di tutti, Giuda è reso partecipe del messaggio cristiano a un livello superiore rispetto agli altri apostoli. E’ a conoscenza di “verità segrete” che non possono essere diffuse a tutti, come perle gettate ai porci; ma soltanto apprese da “veri iniziati” battezzati non soltanto con l’acqua, ma con l’aria e il fuoco!

Ancora un’annotazione su Saliceto: non reputo casuale la presenza di due chiese antiche una dietro all’altra, perfettamente allineate sull’asse Est - Ovest, lievemente sfalsate. Esse rimandano al dualismo gnostico alessandrino, ai Templari e a conoscenze esoteriche note soltanto a pochi iniziati.

In una lapide in pietra infissa nella cupola è scalpellata una data con due nomi: anno 1583.

ALEXANDER DEL CARRETTO
ABBAS BONAECOMBAE
FABBRITIUS DEL CARRETTO EQUES
HYEROSOLYMITANUS COMENDATOR MEDIOLANENSIS

Una frase che non è mai stata chiarita pienamente.
All’epoca il borgo, il castello, il feudo di Saliceto erano ancora occupati da truppe spagnole, in seguito alla congiura del 1577.
Si riferisce, forse, alla consacrazione della chiesa a lavori ultimati. Dopo circa otto decenni? O si tratta piuttosto di una riaffermazione di possesso?
Ma chi erano Alexander del Carretto e Fabbritius Del Carretto eques?
Il primo, abate di Bonacomba, fu il penultimo marchese di Finale allorché vecchio, ammalato e privo di discendenza subentrò al fratello Alfonso II alla guida del Finalese.
Fabrizio era suo fratello, pure lui vecchio, malato e senza eredi; probabilmente neppure troppo lucido mentalmente poiché definito da alcune fonti “mentecatto”: cavaliere gerosolimitano, ovvero di Malta Tutt’ora a Rodi è visibile il poderoso bastione che porta il suo nome, con tanto di stemma dei Del Carretto, che in quelle terre lontane arreca una grande commozione in un salicetese come me.

Guido recentemente mi ha inviato i suoi ultimi aggiornamenti sul caso.

Ecco le ultime mie considerazioni sulla straordinaria facciata di San Lorenzo, anche se non devono essere dimenticati gli straordinari affreschi in Castello e poi San Martino, Sant'Agostino...
Per quanto riguarda Saliceto vi sono custoditi, a mio parere, dei "tesori unici" a livello mondiale, poiché la chiesa parrocchiale, in particolare la facciata, è sicuramente la più importante chiesa esoterica al mondo.
Una facciata che è un libro aperto di pietre parlanti e anche un labirinto esoterico da leggere da destra a sinistra come nella scrittura leonardesca: un percorso che inizia dal Bafometto templare (UNICO AL MONDO! E PROPRIO COME FU DESCRITTO DURANTE IL PROCESSO NEL 1309) per terminare sul lato opposto alla fronda d'acacia, simbolo dell'iniziazione dei maestri massonici. In quella facciata c'è un'abbonda straordinaria di simboli esoterici - alchemici (più di una dozzina) che credo di aver decifrato soprattutto in questi ultimi periodi: Ermete Trismegisto, Oedipus corrispondente al maestro Hiram, ma in chiave non giudaica, piccolissima testa in cima ad una colonna; i tre cerchi concentrici (apprendista, compagno d'arte e maestro) attorno ad un quadrifoglio, la rosa alchemica a spirale anche in questo caso unica al mondo

evidenziata in testi alchemichi del 1400- 1500 soprattutto a Praga, addirittura il fiore del silfio scomparso da molti secoli che primeggiava sulle monete della città di Cirene, per giungere alle teste di angioletti alati con le bocche bendate sulla scritta "TIMETE DEUM!",
mentre di fronte, in "FACITE BONA" le bocche non sono bendate,
le colonne Boaz e Joachim con all'interno le colonne nazaree mishpat e zedeq... e ovviamente in cima a una di queste colonne adorne di salamandre e sirene l'Oedipus, maestro di sapienza, in omaggio al quale nei templi massonici gli adepti entrano zoppicando (Edipo dai piedi gonfi, caro agli dei. Una testa piccolissima, eppure illuminante l'intera facciata) Sull'altra colonna purtroppo il simbolo equivalente è scomparso, scalpellato? Chi lo sa! Ma una mia suggestione m’induce a supporre che vi fosse Davòs, con tutte le implicazioni gnostiche del caso: Davos sum, non Oedipus... E poi anche Giano bifronte, rarissimo sulle facciate di chiese: il simbolo del tempo che scorre simile a fiume inesorabile, ma anche custode di tutte le porte, inclusa l'ultima: quella della morte. Non a caso a Roma l'unico tempo aperto durante le guerre era quello di Giano! Scusatemi l'ardire: ma Giano non svela ciò che ci attende al di là di quella porta, diversamente da tanti profeti orientali: hominibus noscere non licet!!! E poi la rana alata, le tredici rose a sostegno delle colonne (sempre rose di bosco, ovviamente): tredici come i commensali alle mense degli imperatori bizantini e come i maestri nei capitoli templari... I pentacoli nelle due mani e il triangolo del capo (Pitagora docet!)...
Permettetemi d'integrare l'excursus dei simboli esoterici con i due simboli che maggiormente spiccano al centro dei frontoni sulle porte laterali: l'araba fenice e il pellicano (simboli inequivocabilmente cristiani: uno di resurrezione e l'altro cristologico) ma anche rosacrociani: ancora oggi il 18° grado del Rito Scozese Antico e Accettato è quello di principe Rosa+Croce, Cavaliere dell’Aquila (più precisamente della Fenice) e del Pellicano.

Vi sono poi gli stemmi Del Carretto, più precisamente del committente della chiesa: il cardinale Carlo Domenico. Sulla porta destra l'aquila dell'impero sullo stemma carrettesco, indicante il suo rango di principe dell'Impero e più precisamente, marchese del Finalese. Sulla porta di destra l'unica croce sulla facciata, sovrastante lo stemma carrettesco, attestante il suo rango di principe della chiesa: prima vescovo, poi arcivescovo e infine cardinale. A metà della facciata il cappello vescovile attesta che la chiesa fu iniziata nell'ultimo decennio del 1400; mentre il cappello cardinalizio in alto sopra il rosone attesta che la chiesa fu ultimata dopo il 1505, anno in cui Giulio II volle cardinale l'amico Carlo Domenico, nonostante la dura opposizione di tutto il collegio cardinalizio poiché il marchese di Finale, già arcivescovo di Reims (dov'erano incoronati i re di Francia) non avesse ricevuto i voti sacerdotali e, pertanto, fosse un laico.
E due affreschi raffinatissimi all'interno del castello, con volti femminili di chiara scuola leonardesca, chiusi in triangoli, semicerchi, stelle di Davide non sono da meno.
A mio parere, e penso di non esagerare, sono convinto che la famosissima cappella di Rosslyn in Scozia sia misera cosa rispetto a quanto c'è a Saliceto. Chissà se Dan Brown avesse visto la chiesa di Saliceto, simile a montagna di pietra parlante dimenticata, obliata!

E perché tutto questo a Saliceto? Credo che l'intero discorso vada condotto alla sovrastante collina della Rosa, che mutò nome da Margherita in Rosa proprio in epoca templare!