SAN ROCCO - LA CHIESA PERDUTA
Saliceto è un comune sito In valle Bormida nella provincia di Cuneo, quasi sui confini di quella di Savona. Nel paese vi sono edifici che testimoniano un passato ricco di opere d'arte, ed in particolare, di pitture murali appartenenti al XV e XVI secolo.
Lungo la strada proveniente da Cortemilia, più sopra ed a ridosso della collina, vi è la cappella di S. Rocco. In pessime condizioni architettoniche, per lo stato di incuria e di abbandono in cui da anni è lasciata, eretta su terreno alluvionale, con il muro di spalla che la sostiene franato in due punti, per una .ampiezza di alcuni metri. La costruzione misura m. 7,50 di asse maggiore per m. 5 di asse minore. Un corpo quadrangolare conchiuso da volta a crociera è unito da due lesene all'abside con relativo catino, parte del quale privo di arricciato, con ampie crepe. Il tetto in ardesia è malridotto e la pioggia penetra attraverso le fenditure, aperte dal centro delle volte su ogni muro sino al pavimento. La facciata a capanna ha un ingresso rettangolare, due finestrelle laterali ed una più ampia, sovrastante la porta; murato in alto, un rilievo in pietra arenaria, rappresentante
il Santo protettore. Per cedimento del paramento murario, si rivela, sotto l' intonaco cadente, l'originario arcone di entrata, caratteristico di queste costruzioni rurali.

(affresco del catino absidale)
L'esterno dell'abside è fasciato di edera, penetrata nell'interno dagli interstizi del muro, rappresentante un contributo all'aumento dell 'umidità, pregiudizievole per i dipinti che ancora esistono in stato di rapido ed inesorabile decadimento. Il catino absidale (lunghezza della corda dell'arco di cerchio che lo delimita: m. 4,60) è decorato da un affresco rappresentante il Cristo benedicente in trono nella mandorla, di notevole dimensione, avente ai lati Maria ed il Battista inginocchia ti ed oranti. La fattura del dipinto rivela una ricerca di valori chiaroscurali e volumetrici; toni dominanti del colore sono le terre. La composizione assume un colore rosso-ocrato insistito con altrettanta intensità nella fascia decorativa del sottarco , costituita da motivi floreali in terra gialla, alternati ad altri in terra rossa, che campeggiano a foggia di larghi fiori in regolari riquadri a fondo biancastro: la decorazione scende lungo le Iesene sino al piano rialzato del presbiterio (Su una di queste un affresco, ben conservato, subì, nelloscorso anno,un tentativo di asportazione; una buona metà di esso è irrimediabilmente perduta; la cappella fu per lungo tempo bivacco di zingari e peggio).

Teso il corpo verso il Redentore, un ginocchio a terra. le mani giunte, Giovanni esprime una intensa drammaticità, mentre furia. vibrante di umanità si protende verso il Figlio. Nella elaborazione delle due figure l'artista si volge a trarre ispirazione non da uno schema fisso di astratta concezione estatica, bensì da impressioni direttamente colte dalla vita quotidiana, annotate osservando i caratteri tipologici, gli atteggiamenti, penetrando nello stato d animo delle persone appartenenti al mondo in cui egli vive. Il Cristo,al centro della composizione piramidale, ieraticamente bloccato nella potenza espressiva data dalla massa grandiosa della veste modellata in solenni pieghe, fulva la chioma e la barba, severo e penetrante lo sguardo, compendia il momento più felice e più alto della sensibilità artistica del nostro. La figura maggiormente danneggiata è il Battista; i piedi del santo e parte della tunica, sono leggibili soltanto per le pennellate nervose dell'abbozzo in terra rossa che circoscrivono il modellato; l'impostazione geometrica viene sviluppata con larghezza di sciolta esecuzione pittorica, rivelatrice della personalità dell'artista il quale, nella essenzialità descrittiva dell'opera, si avvale di un criterio fondato su una sentita esigenza spaziale (ad esempio, lo sfondo fra i Santi lascia trasparire un intendimento prospettico positivamente realizzato). L'abside è decorata da un ricco velario di tono rosato, con rigide regolari pieghe, che conferiscono slancio e verticalismo alla curva superficie, sviluppandosi dagli estremi di questa sino alle architetture della zona centrale. Quattro colonne fregiate da anfore che spiccano chiare sopra il fondo rossastro delle dipinte riquadrature, delimitano tre scomparti, sormontate da un timpano che conchiude una lunetta: in essa è raffigurato il Cristo che sorge dalla tomba. Resurrezione e trionfo del Figlio di Dio sono resi con suggestiva efficacia. Dall'abside al catino si proiettano in continuità le linee di costruzione; il vertice del timpano e la massima apertura della curva che segna la lunetta, convergono alla base della mandorla.

(particolare dello scomparto centrale)
La correlazione fra due momenti di un unico tema non è più dettata da una ragione puramente contenutistica, ma ad una chiara volontà di unire in un rapporto compositivo il racconto pittorico liberamente redatto, nel quale le esigenze prospettico-spaziali sono già state risolte nella partizione dell'affresco absidale. Nel sottostante riquadro centrale è rappresentata la Vergine: in quelli laterali, due Santi, dei quali sono in parte visibili i volti. Tracce di azzurro verdastro compaiono sotto la trabeazione e costituiscono uno sfondo di terso cielo, creando una modulazione chiaroscurale di piani. Gli elementi descritti richiamano ad altri dipinti del Perosino o vicini all' artista . Sul paramento murario interno,a ridosso della collina, rare le tracce del dipinto.

Sulla parete interna sinistra della costruzione, vi era l'affresco di ciclo gotico-internazionale; su una superficie di due metri giungeva sino alla lesena che unisce l'abside al corpo dell'edificio. Originariamente, il dipinto murale, limitato in alto da una fascia decorativa a strisci e bianche e nere, ornava la parete sino al pavimento e, prima dello strappo, ne rimaneva - estesa in altezza .-:. circa la metà superiore. Vi sono rappresentati la Vergine in trono con il Figlio in braccio, fra due Santi. Ognuna delle figure è chiusa in scomparti, delimitati da sottili bianche colonnine, coronate da archetti a pieno centro poggianti su capitelli abbozzati con ingenua freschezza, motivi nei quali affiora il fondo romanico della cultura locale.

(San Sebastiano)
I Santi sono S. Sebastiano e' S. Rocco: il primo, dal giustacuore finemente decorato da arabeschi su fondo ocra, reca una freccia nella destra biancoguantata, mentre l'altra mano lievemente sfiora l' elsa di una spada (le due armi simboleggiano il martirio due volte patito dal martire, raffigurato dal pittore in sembiante di giovinetto dai biondi capelli inanellati e che, più delle altre figure, interessa per la interpretazione liberata dallo schema tipologico che caratterizza la redazione iconografica sacra del tempo). Il secondo, S. Rocco, ammantato dalla rossa pellerina, regge con la destra il bordone con la campanella. La vena schiettamente popolare del dipinto lo ricollega alla produzione di scuole e botteghe locali, che operano proficuamente per tutto il Quattrocento nella delimitazione della attuale provincia di Cuneo. I valori. cromatici si mantengono rigorosamente fedeli agli affreschi - più corsivi - che si trovano nelle molte cappelle rurali del luogo. Il dominante linearismo gotico e la morbida redazione cromatica , es.: il volto della Vergine - sono però nell'affresco in specie, condotti con una preziosità che lo rende superiore non solo ai dipinti già menzionati delle cappelle di S. Martino e S. Agostino, ma di fattura più egregia nei confronti di una larga produzione che decora chiese e cappelle delle varie diocesi cuneesi.

(cappella annessa alla confraternita di S.Agostino)
La mano che qui opera lascia una traccia decisamente più raffinata di quella ad es. che è frutto della bottega dei Mazzucco che svolsero la loro attività nella stessa diocesi monregalese. Verso la fine del XV secolo, accanto a questi affreschi, ve ne sono alcuni che nettamente si differenziano, per raffinata elaborazione, dal tema iterato dalla pittura locale coeva . Ritornando alla cappella di S. Rocco, si ravvisa, nel dipinto in studio, pur nella tensione lineare dominante, una interpretazione più morbida ed un accenno a valori di modellato, nei volti di S. Sebastiano e di S. Rocco. Il grafìsmo permane fondamentale, vincolato ad una concezione oltremontana, che si rileva, ad esempio, dalla ornamentazione del costume tipicamente francese del santo per primo citato; la stesura cromatica, non inserita a campire il tassello dato dallo schema grafico, è più pastosa e arricchita da colore di limpido timbro.

(San Sebastiano)
Considerato il grave stato di deperimento della costruzione, venne richiesta la demolizione della stessa, allo scopo di evitarne il crollo ed i conseguenti danni che ne sarebbero derivati. Fu pure deliberato di salvare da certa distruzione l'affresco di ciclo gotico della cappella pericolante. È doveroso dare atto della cura solerte, adottata nei riguardi di un importante documento della nostra pittura, da parte di un Ente che, già nello scorso anno, provvide al distacco ed alla risistemazione in loco di un affresco tardo-settecentesco, nella città di Dronero.

Fin dal XVI secolo si ha notizia dell'avvenuto trasporto di dipinti a fresco e del relativo muro su cui sono eseguiti .La tecnica più affinata permette oggi di asportare dal muro dipinti che lo decorano e di ricollocarli, sopra un altro più idoneo, oppure sopra un supporto ligneo indeformabile e tale da non subire alterazioni, per il variare della temperatura e della pressione, determinatisi anche nell'ambiente più secco. Rimanendo nel campo della nostra provincia, ricordo il dipinto lardo-quattrocentesco, ora collocato nell'abside del Santuario della Madonna dei Boschi, frazione di Peveragno, che subì due trasporti; il primo dal pilone o dalla cappelletta su cui in origine venne dipinto,alla parete esterna dell'abside della chiesa; il secondo - operato nei primi anni del XVIII secolo, ricordato in una scritta apposta nella nicchia rettangolare rimasta dopo l'asportazione della parte di muro - permise di collocare il dipinto nel luogo dove attualmente si ammira. Cito ancora il trasporto, avvenuto nel 1917, di un affresco che decora una colonna dell'antica parrocchiale di Monforte d'Alba, attualmente murato nella cella campanaria della nuova chiesa. La tecnica più affinata permette oggi di asportare dal muro dipinti e di ricollocarli sopra un altro più idoneo, oppure sopra un supporto indeformabile e tale da non subire alterazioni, per il variare della temperatura e della pressione, determinatisi anche nell'ambiente più secco. Due metodi permettono di procedere al distacco dell'affresco dal muro: lo stacco e lo strappo. Il primo consiste nella asportazione del dipinto in una unica superficie o in diverse sezioni - in seguito ricomposte - con l'arricciato che ne è supporto. Mediante sostanze coesive ed intelaggi di diverso tipo che vengono immessi sulla superficie della pittura precedentemente fissata e, quando sia possibile, sgrassata con cautela si ottiene una perfetta adesione fra muro e sostanze sovrapplicate; in un secondo tempo si procede allo « stacco » delle tele alle quali aderiscono, in unico corpo, dipinto ed arricciato dallo spessore variabile, nel quale si incorpora il colore steso sul muro appena preparato. Il secondo procedimento consiste nelI'asportazione dal muro di uno strato pellicolare del dipinto, dello spessore variabile di l mm. o meno. Questa tecnica, appropriatamente condotta, permette di effettuare un secondo « strappo» sulla stessa superficie muraria; si asporta così la sinopia, graffita, disegnata con carbone, tratteggiata o campita a pennello, che si reperisce sopra il primo grezzo arricciato di preparazione. La sinopia che si trova sotto gli affreschi del XIII, XIV, XV secolo in Piemonte - come nel caso in specie - viene eseguita direttamente sull'arricciato più fine che riceverà l'intera pittura. L'artista abbozza il suo lavoro, impostando con leggere pennellate i contorni delle forme in seguito aromaticamente elaborate. Lo « strappo» pellicolare permette di esaminare quattro momenti della pittura, costituiti dalla sinopia e dal tergo della stessa, dall'affresco (quale si vedeva in loco) e dal tergo dello stesso.

(sinopia in loco)
Il paramento murario della cappella di S. Rocco, edificata probabilmente nel tardo trecento, è eretto completamente in pietra legata da « calce calda », compatta e di durezza notevole. Irregolare nell'andamento della superficie e dello spessore è l 'arricciato che, in alcuni punti, ricopre la pietra con uno strato di pochi mm. Nel corso degli anni, salnitro e muffa determinarono nell'ambiente un'alta percentuale di umidità. La buona riuscita dello stacco o dello strappo di un affresco è condizionata dalla salubrità dell'ambiente e dal clima secco: il periodo migliore per effettuare questi lavori in Piemonte è rappresentato dai mesi di giugno, luglio, agosto .Considerato l'ambiente dove si doveva operare si rese indispensabile l'impiego di una sorgente di calore continuamente alimentata: si esperimentò pure l'impiego utilissimo di un compressore, che fornì un getto di aria calda, della potenza di due atmosfere. Non è inopportuno, nel corso di queste operazioni, far precedere alla stesura dei coesivi, l'aumento della temperatura nell'interno dell'edificio, creando ad un tempo una corrente d'aria calda a filo del muro sul quale si trova l'affresco da strappare - procedimento che verrà continuato non appena sistemati i coesivi e gli intelaggi. Trascorsi alcuni giorni, venne effettuato lo strappo nell'affresco. Le identiche misure furono adottate per lo strappo nella sinopia. Il tergo dell'affresco e della sinopia vennero opportunamente preparati con coesivi, a reazione diversa da quelli precedentemente impiegati, nel nostro caso, non idrosolubili. A questo punto il dipinto si trova colIato da entrambe le parti. Quando la pellicola del colore sarà aderita e perfettamente essiccata, si procede alla svela tura. Verranno cioè progressivamente eliminati i vari strati di tele, posti all'inizio dell'operazione, sulla superficie dipinta. Segue il restauro conservativo: fissato su uno strato di arriccio e su idoneo supporto, l'affresco, salvato da certa distruzione, è collocato nella sede che lo conserverà . Questi brevi cenni che delineano, per sommi capi, il criterio adottato nella esecuzione dello strappo, hanno lo scopo di illuminare il lettore sulla possibilità di asportare un dipinto murale. I lavori furono diretti dalla Soprintendente alle Gallerie per il Piemonte, dott.ssa Noemi Gabrielli, alla cui opera instancabile e combattiva va il merito di salvare e conservare le opere d'arte, altrimenti destinate a sicura perdita.
Esame dei quattro stati del dipinto murale:
Il tergo della sinopia rivela, in rilievo leggero, il segno lasciato dalla punta che servi al nostro per tracciare gli archetti che conchiudono i tre scomparti; questa, legata ad una funicella , venne impiegata come un compasso per delimitare rapidamente la sezione di corona circolare in seguito campita di bianco: sono pure visibili gli attacchi della stesura dell'arriccio. La sabbia e la calce sulle quali è condotto l'affresco sono legate e lisciate dall'abile preparatore del muro; la circoscrizione delle forme è segnata con pennellate sottili, ma a pieno corpo, di ocra-gialla, stese sopra la guida del tracciato, ottenuto con l'imprimitura della punta.

(tergo della sinopia)
La sinopia, come è ora visibile sul supporto, mostra ancora pm deciso e rilevato il sicuro segno con un leggero velo di colore rimasto sui manti delle figure: notevole per intensità di ricca materia cromatica, la preparazione, toccata con dei rossi, del tono di base del giustacuore di S. Sebastiano.
Il tergo dell'affresco - che si può considerare terzo stato della elaborazione del lavoro - (senza con questo voler sostenere che la partizione dei tempi di esecuzione corrisponda matematicamente .alle superfici prese in esame) è indubbiamente il più ricco ed interessante. Il colore è steso con una certa eleganza, frutto di buon mestiere, e con pienezza di Impasto. La terra rossa del velario posto dietro la Vergine, la rossa pellerina del monaco, tonalmente più accesa, la lacca bruna velata con morello che avvolge quest'ultima figura, articolano i toni felicemente giocati di alcuni complementari, ad esempio dei verdi, chìarissimi e .trasparenti : il manto della Vergine risulta ora grigio-scuro originariamente substrato di una velatura di azzurro, totalmente scomparsa; il medesimo tono fa da sfondo al capo di Maria, la cui aureola - e così quelle dei santi - è trattata cori terra giallo-chiara, circoscritta da una sottile pennellata bianca. I volti, le mani, le parti chiare del panneggio, la campanella appesa al bordone accennata con un tocco felice, sono lumeggiati a bianco puro, che si attenua d'impasto e sfuma sul tono di base in prossimità delle pennellate di contorno. Si nota chiaramente questo procedimento, attorno agli occhi, alle labbra, sulla fronte, dove la lumeggiatura si attenua e cessa, rispettando il primitivo tratto disegnato dall'ocra gialla.

(sinopia strappata e collocata su supporto)
Nella definitiva integrazione dell'affresco, il pittore gioca con l'intrecciarsi fitto, tracciato in rosso, della decorazione del corsale di S. Sebastiano, lumeggia con rapidi cenni bianchi l'elsa della spada ed i guanti medioevali; la freccia spicca rossiccia sull'attillata corta veste trecentesca. Il volto dolcemente sorridente del giovinetto, il piccolo grigio petaso , la testa mollemente inclinata, differenziano tipo logicamente questa figura dalle .altre: anch'essa si rifà ad uno schema noto e comune della raffigurazione di questo Santo, ma, nel caso del nostro, più ricercata è la costruzione formale, più. pastosa e più piena di quanto non avvenga ad esempio nella figura centrale della composizione. La mesta dolcezza di Maria, disciolti i capelli che accompagnano il fluire del manto lungo il braccio sinistro, ci riconduce ad un tema al quale a lungo rimangono fedeli le botteghe degli artisti locali. Come già si è detto, proprio la diretta possibile comparazione ad altri testi tradizionali, dimostra, pur nella affinità del linguaggio, la più elevata formazione del nostro. L'equilibrio compositivo fra valore grafico ed elemento cromatico si fonde armonicamente; con sicuri passaggi di rapporto tonale, vivido senza scadere nel complementarismo troppo ingenuo o troppo aperto, chiuse le figure dai bianchi archetti attraverso le modulazioni dei verdi, l'affresco è opera di artista che si è qui espresso con sicura proprietà. La possibilità data dallo strappo di esaminare quasi strati graficamente la redazione del dipinto, mostra la freschezza del segno, la immediatezza della pennellata che lumeggia, la costruzione sapiente della forma. Non ci troviamo di fronte, studiando ad esempio la trattazione dei volti, al tono rosa-salmone campito, sul quale è tracciato di maniera il segno in ocra-rossa che "descrive" i tratti fisiognomici: e neppure il colore di fondo giungerà al segno preparatorio di contorno bloccandolo duramente. In questo dipinto, la impostazione grafica con sicuro e pieno tocco di colore, non ha solamente funzione di limite descrittivo, ma di chiaro trapasso di toni. La rigidità e la tagliente scansione degli spazi, che troviamo ad esempio in S. Martino, è qui di molto attenuata. L'affresco è nell'orbita delle scuole minori del Piemonte, appartiene al ciclo goticheggiante di una produzione locale, ma si distacca e si eleva per la personalità più ricca del suo artefice; che procede con mano sicura, affidando al muro la prova della sua meditata sensibilità.
Ritorna a MISTERI